LIBRI: BASSANI, AL-UTHMAN, FORD

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Gli occhiali d’oro è un romanzo di Giorgio Bassani. Apparve nel 1958 presso Giulio Einaudi Editore e a distanza di cinquant’anni è cambiato poco, o quasi nulla. Oggi come nel ’58 si parla in modo quasi mostruoso dell’omosessualità, parlando alle spalle, «ma hai saputo che lui è così?», «pare che si diverta con il figlio dei Deliliers» e, nel ’58 come oggi, gli stessi contrari, falsamente perbenisti, sono proprio quelli che in modo silenzioso, doppiogiochista, reprimono i propri istinti.
Athos Fadigati è un uomo con una carriera avviata, ma che per colpa della gente, del mormorare, del giudizio, china e il capo e non riesce a sopportare questo grave peso, soccombendo per esso. La sua diversità, nel libro, viene affiancata a quella degli ebrei trasportati nei campi di concentramento, ma forse per lui è ancora più doloroso, osservare, prendere coscienza dell’allontanamento dei suoi amati clienti. 1958: la gente si suicidava per vergogna ed emarginazione; 2013: oggi succede lo stesso, ma nessuno ne scrive romanzi.

 

 

“Il messaggio segreto delle farfalle” protagonista del libro è  Nadia figlia di una madre siriana, e di un padre kuwaitiano, lei all’età di diciassette anni viene concessa in sposa al vecchio Nayef, un facoltoso sessantenne, che esercita lo “ius primae noctis” facendo violare la donna nel suo intimo dal suo servo Atiyya. Vittima della sua stessa religione, lei troverà la libertà e la forza in se stessa riuscendo a fuggire da questo palazzo, che è una prigione, ritornando dal fratello e dai suoi genitori. Svariati eventi renderanno la povera Nadia, molto ricca, che però è ancora segnata dal passato, scossa da ciò che ha dovuto subire, ha delle cicatrici non completamente rimarginate, fin quando non deciderà e non avrà la forza di volontà di dare una svolta a tutto questo. Nadia chi è? Nadia è figlia di tutte quelle donne soggiogate dal pensiero maschilista: ma Nadia allo stesso tempo è simbolo anche di quel baco che diviene farfalla, di quel cambiamento che parte dal basso, di quella riconsiderazione del proprio valore, che deve essere difeso, tutelato, protetto, urlato al mondo. Liberate le vostre ali, volate, volate, ergetevi al di sopra del banale, schiacchiate ogni violenza, fate valere la vostra libertà con la forza del vero amore che non chiede superiorità. Nella vita si può scegliere e si può decidere se essere bruchi o farfalle, non perdetene la consapevolezza. Una lettura piacevole, che in alcuni punti risulta ridondante, troppo ricco di metafore e similitudini e ripetitivo nei concetti.

 

 

Questo libro ha il merito di presentarci alcuni aspetti poco noti della storia Americana. Il protagonista è Henry, un ragazzo cinese che conserva gelosamente le sue radici. La vicenda si svolge nel 1942 a Seattle, in pieno subbuglio, nella guerra. Il ragazzo frequenta una scuola per bianchi,  grazie ad uno borsa studio, lui porta sul petto una spilla “io sono cinese”, ma qui dovrà fare i conti con il bullismo, con il razzismo, con gli occhi indagatori e accusatori degli altri suoi compagni. Tutto è una completa perdizione. Un giorno arriverà a condividere con lui questi stessi stati d’animo una ragazza, Keiko, anche lei ragazza giapponese che però delle sue origini ha mantenuto solo i tratti somatici, parla americano e si sente appartenente al Paese in cui è nata. Il legame tra i due diventerà, giorno dopo giorno, sempre più forte, e quando tutti i giapponesi, anche se americani d’adozione per generazioni, verranno trasportati nei campi di prigionia, spogliati di ogni singolo avere, abito, dignità, capiranno che la loro non è solo un’amicizia, ma è molto di più. La storia è narrata con il ricordo di Henry che ormai ha quarant’anni che ripensa al passato, all’adolescenza. Il libro di Ford si fa portavoce di un periodo della storia poco analizzato, tutti sappiamo delle discriminazione americane razziali, ma non molti sanno di quante angherie gli immigrati orientali hanno dovuto subire.