LIBRI LETTI: VARGAS

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Descrizione: «Un centinaio di pagine scritte in otto giorni con l’urgenza delle cose improrogabili. Un breviario autoironico da cui attingere per evitare gaffe, cavolate, derive e sbagli, specie in amore.
Dopo la lettura di questo libro l’esistenza non avrà piú alcun segreto per voi. Saprete tutto dei lombrichi, della pressione e dell’anti-pressione. Imparerete tutto dell’amore redentore, e perfino qualcosa della sorella e della madre dell’autrice; questo senza dimenticare il campanile di Villiers-d’Écaudart, paesino della Normandia che è per lei, piú o meno, ciò che Weimar fu per Goethe. Vi diventeranno familiari il principio dell’attesa e quello fondamentale del risparmio di energia, il concetto dell’astice e quello di rupe. Scoprirete, inoltre, che «l’altro non lo si cambia». In questo «piccolo trattato» Fred Vargas affronta, con umorismo, la vita e i suoi misteri, traendone un distillato acuto e divertente di riflessioni capace, forse, di regalare un po’ di sollievo al nostro errare».

Ingenuamente senza aver letto la trama pensavo che l’autrice si fosse addentrata veramente a scrivere un saggio, e invece dinanzi agli occhi mi ritrovo niente di più diverso: un testo umoristico, con qualche consiglio qua e la, senza particolari consigli degni di nota, a mio avviso!

Quello che mi sento di dire alla categoria di scrittori/trici è che non è che siete obbligati a pubblicare proprio tutto quello che vi viene in mente, non è che un abbecedario dei vostri pensieri debba essa reso pubblico (e badate bene è pubblicato solo perché siete già affermati nel mondo dell’editoria, altrimenti nessuno vi cagava, ops…, scusate l’acume).
Cara Vargas occupati del genere che ti è più congeniale, l’umorismo lascialo agli altri. Odio la pretesa di chi si sente un tuttologo!
Per fortuna che l’ho letto in ebook, almeno non ho speso soldi per questo libro imbarazzante, altro che ironico.

Per essere più esplicativo, qualche esempio:

“Perché la sabbia sciutta, più la stringi e più sfugge? Tengo lo sguardo fisso sulla mia scrittura e non me ne distolgo. Perché, stringendo, la mano esercita una pressione sulla materia fluida che essa contiene e la espelle dal suo contenitore”.

“Da qui si arriva direttamente a quel fenomeno essenziale dell’umanità, intendo la Guerra. Sì, ragazzo mio, la guerra, poiché l’umanità è così fatta che si fa la guerra, adesso sei abbastanza grande per conoscere questa triste realtà. Ma è proprio ora di darci un taglio, non preoccuparti, sono qui io, sistemeremo tutto senza cincischiare”.

No, Vargas, ma veramente fai?!