LIBRI LETTI: TAGORE – RC: OB. 24 – UNA RACCOLTA DI POESIE

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Composte tra il 1907 e il 1910, questi centotré canti (tratte in gran parte dalla raccolta originale “Ghitàngioli”, che valse, tra l’altro, a Tagore il Premio Nobel nel 1913) formano una vera e propria “raccolta di preghiere”. Pervase da un misticismo di rara intensità e da una religiosità che sembra trascendere induismo e cristianesimo, rappresentano una toccante celebrazione del dono della vita, della sua ricchezza e del suo mistero.

Le Poesie o meglio i Canti che più mi hanno colpito sono stati:

Canto n° XI

Smetti di intonare inni e canti,
di recitare a vuoto le orazioni!
Chi preghi nel buio di questo
Tempo solitario, a porte chiuse?
Apri gli occhi, per guardare il resto:
che Dio non è davanti a te.

Lui sta dove il contadino ara
La dura terra, dove lo stradino
Spacca pietre. E’ là, vicino a loro,
nel sole e nella pioggia, con le
sue vesti impolverate. Levati il manto
e come lui scendi nel mezzo della polvere.

Libertà? Dove credi di trovarne?
Il nostro Dio si è preso con gioia
su di sé le catene del creato;
si è legato a noi per sempre.

[…]

Canto n° LIX

Sì, lo so, queste cose sono niente
senza il tuo amore – questa luce dorata
che balla sui rami, queste nuvole oziose
che veleggiano in cielo, questa brezza
fuggente e passeggera che lascia una traccia
di freschezza sulla mia fronte.

La luce del mattino mi ha allagato
gli occhi – è questo il tuo messaggio
al mio cuore. Chinato il viso, hai
fissato i tuoi occhi sopra i miei,
e il mio cuore ti ha toccato i piedi.

Canto n° XCV

Non mi resi conto del momento
in cui varcai la prima volta
la soglia di questa vita.

Quale fu la potenza che mi aprì
al grande mistero, così come
sboccia il fiore nella selva
nel cuore della notte?
Quanto guardai la luce del mattino,
mi colpì la sensazione di non essere
straniero a questo mondo
e che l’imperscrutabile senza nome
e forma mi aveva preso in braccio
sotto le spoglie di mia madre.

Così, morendo, lo stesso ignoto
mi sembrerà noto da sempre.
E poiché amo questa vita
so che amerò altrettanto la morte.

[…]